Chi ha tempo non aspetti tempo, recita la saggezza popolare. Ma sappiamo distinguere il tempo autentico dal tempo inautentico?

Su una cosa siamo tutti d’accordo: il tempo scorre e distrugge con sé tutto ciò che è a esso soggetto, noi compresi che di tempo siamo fatti, una condizione cui non possiamo sottrarci, ma che in qualche modo potremmo sfruttare, anziché essere sfruttati, per portare a compimento il nostro essere più profondo. E come è possibile tutto ciò? Divenendo consapevoli che accanto al tempo inautentico, quello comune e banale, fatto della successione infinita di istanti, esiste un tempo autentico, come ci dice Martin Heidegger.

Heidegger ci mostra come il tempo possibilità e progettazione: il tempo è originariamente l’ad-venire o Zu-kunft. Per usare le parole del filosofo, il tempo è “l’avvenire dell’ente a se stesso nel mantenimento della possibilità caratteristica come tale”.

In altri termini: “Avvenire non significa un ora che non è ancora divenuto attuale e che lo diventerà, ma l’infuturamento per cui l’Esserci perviene a se stesso, in base al suo più proprio poter-essere”. Prosegue Heidegger: “L’anticipazione rende l’Esserci autenticamente avveniente sicché l’anticipazione stessa è possibile soltanto perché l’esserci è, in generale, già sempre pervenuto a se stesso” (Essere e Tempo, § 65). Il passato, come un esser-stato, è condizionato dall’avvenire, perché, come sono autentiche quelle possibilità che sono già state, così sono già state le possibilità cui l’uomo può autenticamente ritornare e che può ancora fare sue (Cfr. Essere e Tempo, § 65).

Dunque, il tempo autentico è ciò per cui per cui l’Esserci progetta la propria possibilità privilegiata, ossia quello che è già stato, per cui le sue scelte sono scelte del già scelto, in altre parole, l’impossibilità di scelta. Mentre il tempo inautentico è il tempo dell’esistenza banale. Ma entrambi concorrono a farci essere ciò che siamo e che siamo progettati di essere. Entrambi sono il sopravvenire all’esserci, ossia all’uomo, di ciò che la possibilità progettata gli prospetta. Perciò, è un presentarsi, dal futuro, di ciò che è già stato.

Con Heidegger il tempo passa dal piano della necessità a quello della possibilità. Il tempo non è più ridotto a un ordine necessario come quello causale, ma alla struttura delle possibilità. Di ciò che possiamo essere, perché lo siamo già.

CONSIGLIO FILOSOFICO: Non dimentichiamo mai che siamo frutto del tempo, ma allo stesso modo non lasciamo che il tempo ci travolga, diventiamo noi i padroni del nostro divenire e quindi del nostro destino con la consapevolezza appunto, come diceva Borges, che: “Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; è una tigre che mi divora, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi consuma, ma io sono il fuoco”.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Tempo, in Dizionario di filosofia, a cura di N. Abbagnano

Heidegger, M., Essere e Tempo, trad.di P. Chiodi, Longanesi, Milano, 2005.